domenica 28 agosto 2011

Venerdì 28 agosto 1964



NAZIONALE

la TV dei ragazzi

18,00 GIRAMONDO
Cinegiornale dei ragazzi
con il cartone animato
Domatore per forza
della serie
I DUE MASNADIERI
18,30 IL TESORO DELLE 13 CASE
Battuta di caccia
Telefilm - Regia di Jean Bacque
Distr. : Pathè Cinema
Int.: Achille Zavatta, Silviane Margoile, Patrick Le Maitre
19,00 - 19,30 GIOCO DEL CALCIO
Una serie realizzata in collaborazione con il CONI e la FIGC
L'addestramento
Presenta Giampiero Boniperti
Regia di Bruno Beneck
(Replica)

ribalta accesa

TIC - TAC (Eno - Durban's - Girmi - Insetticida Killing Aerosol - Omo - Sciroppi Fabbri)
20,15 SEGNALE ORARIO
TELEGIORNALE SPORT
ARCOBALENO (Invernizzi Bick - Talco Paglieri - Motta - Liebig - Michelin - Dixan)
PREVISIONI DEL TEMPO
20,30 TELEGIORNALE
della sera
Direttore Giorgio Vecchietti
20,50 CAROSELLO
(1) Industria Italiana Birra - (2) Super-Iride - (3) OIO Superiore - (4) Ferrero Industria Dolciaria
I cortometraggi sono stati realizzati da: 1) Recta Film - 2) Paul Film - 3) Recta Film - 4) Dora Film

21,00 SOTTO PROCESSO
Due tempi di Elmer Rice
Traduzione di Carina Calvi
Con Alberto Lupo, Armando Francioli, Osvaldo Ruggeri, Ileana Ghione, Roberto Bertea, Ilaria Occhini, Andrea Checchi, Loretta Goggi.
Scene di Lucio Lucentini
Costumi di Maria De Matteis
Regia di Anton Giulio Majano
(Replica dal Secondo Programma)
23,10 TELEGIORNALE
della notte

SECONDO CANALE

21,00 SEGNALE ORARIO
TELEGIORNALE
Edizione del 2°
21,10 INTERMEZZO (Sapone Palmolive - Società del Plasmon - Candy - Stock 84)
21,15 IL DONO DEL NILO
Seconda puntata
La valle dei Re
Una trasmissione di Corrado Sofia
22,10 JAZZ PANORAMA
Complesso Kenny Clarke
Regia di Vilda Ciurlo
22,50 NOTTE SPORT
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I colori più tenui del panorama annunciano l'imminente autunno e la calura si fa più sopportabile: in poche parole, prendendo a prestito un'ormai antica canzonetta, l'estate sta finendo e un anno se ne va. Ovviamente, il nostro Focolare, fedele alle abitudini, ci parla di una giornata (televisiva, stavolta) di fine estate, richiamando in causa il 1964.
Si sta concludendo un triste periodo per la nostra Italia: il Capo dello Stato, Antonio Segni, colpito da un brutto male, è costretto a dimettersi. In quei giorni di fine agosto si teme ancora per la sua vita, ma fortunatamente lo statista sardo ce la farà, anche se non potrà più tornare a fare politica attiva. E' andata peggio al Migliore, Palmiro Togliatti, passato a miglior vita durante un periodo di vacanza a Yalta: commovente la partecipazione di migliaia e migliaia di compagni in occasione dei funerali del grande capo comunista, svoltisi martedì 25.
Naturalmente, i due succitati eventi hanno provocato, sia alla radio che in TV, dei cambiamenti di programma rispetto ai palinsesti pubblicati dai settimanali specializzati. Ora però tutto sta tornando normale, per cui finalmente anche l'elenco delle trasmissioni annunciate viene rispettato del tutto. Ed è quanto accade in televisione venerdì 28 agosto.
S'incomincia alle sei pomeridiane con la TV dei ragazzi, che in estate, come ben si sa, è molto più ricca. Più breve rispetto agli appuntamenti del resto dell'anno, ma sempre pieno di notizie e consigli utili per il pubblico più giovane è Giramondo, che raccoglie filmati scambiati con gli altri enti televisivi appartenenti all'EBU - UER (non si tratta solo di reti europee, ma anche del Nordamerica, dell'Asia e dell'Oceania) e chiude con un cartone animato. Piano piano stanno arrivando in Italia un po' tutti gli eroi creati appositamente per il piccolo schermo da William Hanna e Joseph Barbera: il più recente ingresso è quello di un'irresistibile coppia, un leone protagonista assieme ad una iena di esilaranti peripezie. La serie viene intitolata pomposamente in italiano I due masnadieri (magari ripensando al titolo di un'opera lirica minore di Giuseppe Verdi, I masnadieri, appunto): comunque sia, i nomi originali americani dei due personaggi sono Lippy the Lion & Hardy Har Har. E proprio in lingua originale vi mostriamo l'episodio in onda quel pomeriggio di 47 anni fa:

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Dopo un vivace telefilm francese dedicato a un gruppo di ragazzini impegnati in una lunga ed avvincente caccia al tesoro, si passa alla replica di un ciclo che sin dal primo apparire, alla fine del 1962, ha suscitato interesse tra i giovanissimi: un corso pratico di calcio, voluto da RAI, CONI e FIGC. La regia è di Bruno Beneck (una vita per lo sport, sia detto per inciso: documentarista, narratore, anche regista da studio della Domenica sportiva, più o meno da Enzo Tortora ad Alfredo Pigna, nonchè pezzo grosso della federazione italiana del baseball e padre della nuotatrice Daniela), mentre la sigla della trasmissione è un motivo che diverrà ancor più celebre negli anni successivi, quando sarà il richiamo proprio della DS: Dribbling, composto e diretto da Piero Umiliani.

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A fare da presentatore delle varie lezioni (anche con risvolti tecnico - pratici, come vedremo) è un Giampiero Boniperti appena ritiratosi dallo sport attivo, ma che presto farà carriera come dirigente (e più tardi adirittura come presidente) nella sua Juventus.



La puntata che viene replicata quel pomeriggio è una guida alle scuole di calcio destinate a bambini e ragazzi, ossia le fucine dei campioni del futuro. Sono ancora molto attivi i NAGC, cioè i Nuclei d'Addestramento per Giovani Calciatori (la foto che abbiamo inserito in testa al post è un esempio di squadra formatasi all'interno di tale contesto), allora presenti in quasi tutta Italia; inoltre, durante quegli anni '60 si parla pure di un certo Gruppo Sperimentale Pro Calcio Italia. Oltre a documentare vita e attività di questi ambienti, prendono la parola, ricordando la loro formazione agonistica, alcuni grandi giocatori del tempo. In un periodo - il nostro - in cui gli strapagati eroi in mutande ritardano addirittura l'inizio di un torneo per ragioni pseudo - sindacali per nulla plausibili se rapportate ai problemi ben più pesanti che vivono i lavoratori medi italiani, ci piace tuffarci in quella che è un po' la poesia di quel calcio vero, unico e inimitabile del bel tempo che fu, quando i campioni non soffrivano troppo di divismo e con umiltà e tenacia si conquistavano le simpatie delle tifoserie, che pur facevano abbastanza casino ma senza degenerare nella guerriglia... se non peggio. Abbiamo quindi pensato di abbinare ai giocatori partecipanti a quella puntata di Gioco del calcio alcune frasi scritte sul loro conto da grandi giornalisti e scrittori, non solo di quei tempi, proprio per avvalorare quella visione romantica delle partite di pallone di una volta che non è, per fortuna, solo nostra.

Incominciamo con due grandissimi: Mariolino Corso (che proprio pochi giorni fa ha compiuto 70 anni) e il compianto Omar Sivori, nella foto sotto ritratti durante un Inter - Juve disputatosi proprio nel periodo della prima trasmissione di Gioco del calcio, cioè a fine '62:



Corso (...) è l'estraneo, l'indefinibile, l'alieno.
Das Unheimliche, direbbe con esoterico sussiego e tanto per ammutolirvi un freudiano tendenza Lacan. Il terzino avversario che se lo vede davanti prima del calcio d'inizio mette a verbale con sufficienza un tipo stempiato, la personificazione del non atleta: vocetta smorta, occhio assonnato. Mai l'apparenza è stata così ingannatrice: dal suo stato di pigro dormiveglia, Corso è in grado di estrarre guizzi serpigni, invenzioni capaci di tramutarsi in incubi per qualsiasi difesa.
(EDMONDO BERSELLI, Il più mancino dei tiri, Il Mulino, 2000)

Sivori (...) era proprio come un cobra, che ti guarda e tu rimani paralizzato da questi due occhi, poi lui ti colpisce. E aveva la capacità di proteggere il pallone, di portarlo avanti, di dribblare e la delicatezza di mettere il pallone dove voleva. Anche di testa era bravo, di destro così così, anche se ha fatto qualche gol. Aveva inoltre un fisico robusto che gli permetteva di concedersi delle licenze, chiamiamole così, non consentite a tutti i professionisti di quel tempo.
(BRUNO BERNARDI, La commedia del pallone, Graphot, 2000, pag. 60)

Lo svedese Kurt Hamrin ha attraversato tutti gli anni Sessanta giocando in Italia: dopo un insignificante prologo juventino, Padova, Fiorentina e Milan sono state le squadre che lo hanno valorizzato al meglio come infallibile cannoniere. Specialmente in viola e in rossonero, proponendosi come ala tattica, per usare la terminologia di Sandro Ciotti, Hamrin ha saputo mostrare una tenuta fisica e delle doti tecniche davvero eccellenti:



Hamrin è una freccia che punta costantemente soltanto verso la rete avversaria o, almeno, a mettere a soqquadro l'altrui organizzazione difensiva per poi passare il pallone buono al compagno in miglior posizione di tiro, e anche se qualche volta Hamrin può avere nella sua corsa qualche deviazione, son sempre deviazioni pratiche, non spettacolari, fatte apposta e unicamente per raggiungere più sicuramente l'obiettivo. E che cosa dire della sua furberia ? Del suo appostarsi nel punto giusto, della sua abilità nell'evitare le durezze dei difensori avversari ? Nè è consigliabile a nessuno tentare con lui il "takle", troppo risoluto; c'è il rischio che Hamrin cada (senza che il contendente avesse la minima intenzione di farlo andare a terra) e che l'arbitro - mentre l'avversario è lì, stupitissimo, a chiedersi come mai Hamrin sia caduto - fischi un magnifico "penalty".
(GIORDANO GOGGIOLI, Astuzia fulminea, in Football, 25 ottobre 1962, pag. 10).

Ora è la volta di un'altra ala destra dal tocco raffinato, Marino Perani, che al tempo di questa replica si fregia dello scudetto vinto dopo una sofferta stagione (e un drammatico spareggio) nelle file del Bologna, laddove militava già nel '62, all'epoca delle riprese del documentario di Beneck:



E i rossoblu strariparono: dopo un palo sbucciato da Fogli ecco il magnifico gol di Bulgarelli al quale Perani aveva fornito un magistrale pallone; poi, dopo reti ancora mancate e atterramenti sospetti, il bis di Pascutti con un tiro dal limite parabilissimo, che sorprendeva Bonollo, forse coperto. Ancora atterramenti (che Marchese rabberciava senza la severità mostrata nel primo tempo), altri sbagli fino al gol di chiusura con Pascutti che rendeva il favore a Perani sfornandogli una palla d'oro, soltanto da scaraventare dentro, da pochi metri.
(ERMANNO MIOLLI, Fogli magistrale - Mezz'ora di un irriconoscibile Bologna - Bologna-Padova 4-1 del 14 gennaio 1962, Il Calcio e il Ciclismo Illustrato, 21 gennaio 1962, pag. 8)

Non può mancare la rivelazione del calcio italiano dei primi anni '60, il golden boy Gianni Rivera: tanto si è detto e tanto si è scritto su di lui, storica bandiera del Milan soprattutto ai tempi di Nereo Rocco, non solo per la sua precoce maturità atletica, ma anche per la personalità spiccata, che nel corso degli anni lo vedrà sconfinare pure in altri settori (arrivando a diventare un apprezzato politico una volta abbandonato il calcio). Insomma, la principale delle tre corone del football venute al mondo in piena guerra e affermatesi alla grande tra i Sessanta e i Settanta (le altre due sono Gigi Riva e Sandrino Mazzola, non ancora in auge nel periodo in cui fu girato Gioco del calcio e rispettivamente, in occasione di questo secondo passaggio televisivo, prossimo esordiente in serie A assieme alla matricola Caglari e capocannoniere della Coppa dei Campioni, recentemente vinta dall'Inter):



Gianni Rivera (...) un ragazzino bellissimo a vedersi; il volto affilato, serio, intento ma anche furbo: si muove con una tale coordinazione che ogni suo gesto risulta elegante: non è uno scattista e quindi non sembra sia stato scelto bene per lui il ruolo di centravanti; in verità non è neppure un acrobata: si direbbe che la testa, ricoperta da una fitta capigliatura tagliata a spazzola, egli la usi soprattutto per pensare.
(GIANNI BRERA, Storia critica del calcio italiano, Bompiani, 1975, pagg. 297-298)

E' ormai a fine carriera l'uruguagio Juan Alberto Pepe Schiaffino, campione del mondo nel 1950 (il famoso titolo quasi scippato al Brasile organizzatore di quella Coppa Rimet) e arrivato nel nostro Paese dopo la non felicissima difesa della medaglia d'oro da parte della sua Nazionale quattro anni dopo, in Svizzera. Anni e anni di Milan (e un'infelice parentesi in qualità di oriundo tra i nostri azzurri), poi un colpo di coda nella Rometta di quegli anni. Ed è proprio in giallorosso che Schiaffino si presenta di fronte alla cinepresa:



Lo stesso Schiaffino ammetteva che nell'Uruguay giocava quasi sulla linea di Varela, el capitan, e quindi sacrificava molto alla difesa, non solo all'attacco: ma rimanendo avanzato e prendendo parte alle azioni offensive gli accadeva di segnare ottimi gol e di ricavarne più agevole gloria
(IVI, pag. 273)

Eccoci giunti all'ultimo dei campioni intervistati in occasione della puntata conclusiva di quella storica trasmissione, per fortuna ancora visibile in Mediateca e quindi atta ad essere, in un prossimo futuro, ulteriormente esaminata e analizzata: Gino Stacchini, ala sinistra juventina, da tempo al centro della cronaca rosa per un lungo flirt con una promettente attrice emiliano - romagnola, una certa Raffaella Pelloni in arte Carrà che ha già fatto alcune pregevoli cose sia al cinema che in TV, anche se il suo definitivo boom è ancora lontano. A tempo perso, Stacchini strimpella la chitarra e compone canzoni per sè e per gli amici. Negli anni della maturità (cioè al giorno d'oggi) egli si diletterà in poesie scritte nella sua madrelingua, il romagnolo. Ad ogni modo, nessuno discute la propria bravura in campo, quale punta di diamante della Goeuba a fianco del già citato Sivori, di Bruno Mora (poi milanista per effetto di uno scambio con Sandro Salvadore) e del gigante buono John Charles (che Dio li abbia in gloria !):



Mi sembra di rivederlo danzare, all'ala sinistra, con la sua finta sulla mattonella e il suo scatto a elastico sulla fascia, o curvare verso la porta per provare il tiro.
(RENATO TAVELLA, 101 gol che hanno fatto grande la Juventus, Newton Compton Editori, 2010, pag. 69).

Dopo questa galleria di veri e propri maestri del calcio italiano, concediamoci una pausa pubblicitaria, che stavolta alterna il cartaceo alle clip da noi all'uopo preparate. Ecco alcuni prodotti reclamizzati quella sera nei vari Tic-Tac e Arcobaleno:





Ora, invece, ci concentriamo su Carosello, rivedendo dapprima Ugo Tognazzi che, dopo detersivi, cioccolatini, penne e salumi (con o senza Raimondo Vianello), rimpiazza la sua concittadina Mina in qualità di testimonial dell'Industria Italiana della Birra, interpretando alcune scenette che sostanzialmente descrivono i classici equivoci e contrattempi dell'italiano medio: meno male che, con un bicchiere di birra, tutto passa in fretta...


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Da quattro anni va per la maggiore una buffa coppia di personaggi, creati dallo studio di Paul Campani e Max Massimino Garnier per reclamizzare i prodotti della Ditta Ruggero Benelli - Super Iride di Prato: Svanitella e Riccardone (animati vocalmente da Gisella Sofio e Franco Latini, sempre in modo impeccabile). La prima è la classica giovin signora piccolo borghese anni '60, che si sente evoluta e vuole esternare con l'arma del pettegolezzo le proprie idee sulle novità che continuamente la circondano; il secondo, invece, è un bullo alla Poveri ma belli che però, pur sentendosi un Super - Fusto, combina guai in quantità industriale, come se niente fudesse.

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E ricordate anche...


Allettanti sono le proposte serali dei due canali. Il Nazionale punta su una replica di un dramma andato poco tempo prima in onda sul Secondo, e quindi non visto ancora da tutti, ma che ha ottenuto confortanti indici di gradimento: Sotto processo (On trial), dello statunitense Elmer Rice, che Anton Giulio Majano ha adattato per il piccolo schermo con le consuete perizie ed attenzioni. Il cast è interessante, non foss'altro che per un protagonista ormai assurto, dopo anni ed anni di gavetta, alle alte vette della popolarità: il genovese Alberto Zòboli, in arte Lupo, esploso tra inverno e primavera con La cittadella, versione televisiva del romanzo di Cronin diretta sempre da Majano, ed ora richiesto davvero da tutti (perfino i Fratelli Fabbri Editori, per lanciare una Storia della musica in fascicoli settimanali con allegati piccoli dischi a 33 giri, si affidano alla sua voce per l'incisione di un vinile di presentazione dell'opera). Con lui due veterani, Andrea Checchi e quell'Armando Francioli che (tornando per un attimo a Carosello) proprio nel '64 esplode come uomo in Lèbole, e due bravissime attrici come la compianta piemontese Ileana Ghione e l'ancor oggi attiva Ilaria Occhini. Nel ruolo della figlia del protagonista, immancabile (ogni volta che alla RAI serve una ragazzina ella viene puntualmente chiamata: vengono così costruite le basi di una splendida carriera artistica), troviamo una Loretta Goggi allora tredicenne.
Sul Secondo, invece, prosegue un documentario che mostra, supportato da un'eccellente fotografia, tutti i gioielli dell'archeologia dell'Antico Egitto. Ne è autore e regista un uomo di straordinaria cultura, Corrado Sofìa, siciliano di Noto, il quale, dopo aver girato il mondo per mostrare ai telespettatori le vestigia di quell'era storica attraente che è senz'altro l'Evo Antico, vivrà i suoi ultimi vent'anni nella sua terra, pronto a difendere (a volte invano) dalle colonne dei giornali e dai microfoni delle radio locali la bellezza di quel giardino di pietra che è la Noto barocca, gioiello dell'isola di Trinacria.

Protagonista della puntata di quella sera è Luxor, l'antica Tebe, con la sua Valle dei Re. Lasciamo idealmente la parola allo stesso Autore e Regista, che presenta per il Radiocorriere - TV in edicola in quei giorni la seconda parte della sua fatica: è un omaggio che noi, che di Sofìa condividiamo le origini geografiche e che come Lui, nel nostro piccolo, abbiamo abbandonato la sterminata eppur ristretta Sicilia per tentare migliori fortune, sentiamo di rivolgergli col cuore.



Chi va oggi a Luxor, l'antica Tebe, la città in cui, disse Omero, le ricchezze si ammassavano come granelli di sabbia ?
Le frettolose comitive che compiono i viaggi organizzati dalle agenzie turistiche hanno appena il tempo di affacciarsi ai vasti colonnati o, trasportate sull'altra riva del Nilo, percorrono velocemente e senza fiato il paesaggio pressochè lunare dove vennero scavati i grandi ipogei dei Faraoni. Il viaggio compiuto dalla troupe del
Dono del Nilo, un viaggio che ha comportato mesi di preparazione, di sopralluoghi e riprese, non è stato fatto coi criteri di quelle agenzie, ma piuttosto con la meticolosità e la precisione degli archeologi. Il fantastico romanzo dell'archeologia è servito di guida ai cineasti: dalle scoperte dell'italiano Giovan Battista Belzoni che nel 1815 trovò la tomba di Seti primo, padre di Ramses II, all'ultima grande scoperta della Valle, finanziata da Lord Carnarvon, compiuta dall'archeologo inglese Howard Carter, che all'incirca richiese venti anni di ricerche e portò al ritrovamento del tesoro di Tutankamon.



Raffrontando le inaudite ricchezze della piccola tomba di questo faraone della diciottesima dinastia, morto giovanissimo, coi presunti tesori che dovevano essere ammassati nelle immense sale degli altri ipogei, è possibile farsi un'idea delle ricchezze di cui parla Omero.
L'accanimento dei ladri nel trovare i passaggi segreti per impadronirsi di quei tesori getta una luce sinistra nel paesaggio esterno della Valle e nelle sale affrescate di tali palazzi. Il ricordo delle lotte religiose e degli intrighi politici che permisero le rapine non fa che accrescere la spettrale atmosfera dei luoghi. Da tutta questa materia il regista si è preoccupato di selezionare la parte spettacolare ed emozionante componendo il quadro fra le sale sotterranee della Valle e le sale del Museo del Cairo, fra l'affocato paesaggio esterno e quello più misterioso del sottosuolo. Per la prima volta alcune tombe venivano aperte alle lampade del cinema: i problemi logistici e di illuminazione non furono facili da risolvere, ma vennero affrontati dagli organizzatori italiani ed egiziani con uno spirito di amichevole collaborazione.
Pur apparendo in bianco e nero, il documentario offre rarità pittoriche che costituiscono il suo titolo d'onore. Alla storia delle mummie erranti che dalle tombe erano state trasportate in una lontana caverna e ivi rimasero nascoste fino ai primi anni del secolo scorso, quando il segreto venne finalmente svelato, questo capitolo concede sufficienti accenni: il musicista Piero Umiliani, anche lui al seguito della
troupe, ha contribuito ad illustrarli coi ritmi suggestivi che i luoghi gli hanno ispirato.
(CORRADO SOFIA, Il dono del Nilo, Radiocorriere TV, 23-29 agosto 1964, pag. 45)

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Termina così il nostro post, dalla gestazione ancor più laboriosa del consueto, ma che speriamo incontri pure stavolta il vostro gradimento.
Vi auguriamo un buon proseguimento di domenica e vi diamo appuntamento al prossimo nostro intervento.

Un caro e cordiale saluto a tutti da
CBNeas

P.S.: vi informiamo che è appena partita, su RaiSport 2, una nuova rubrica, Perle di sport, antologia di avvenimenti agonistici del passato riproposti il più delle volte con le telecronache originali dell'epoca, unitamente a storici servizi e a curiosità (vedi il ciclista Vittorio Adorni, impegnato come conduttore, accanto a Liana Orfei, del telequiz sportivo Ciao mamma, trasmesso nell'estate del 1968). Merito del recupero di parecchi filmati storici che non si rivedevano da decenni è sicuramente di una nostra (e vostra) conoscenza, il valente Pino Frìsoli, studioso della storia dello sport in televisione. La serie è partita bene e promette tante e tante sorprese.

1 commento:

Davide Camera ha detto...

RaiSport ha ritrasmesso di recente alcune di queste lezioni di calcio. A proposito di Bruno Beneck. Alfredo Pigna racconta su suo sito dei pessimi rapporti che ebbe con lui durante gli anni della Domenica Sportiva, di cui fu regista fino a quando dovette lasciarla per "conflitto d'interesse", essendo appunto presidente di una feerazione sportiva. Allora funzionava così...